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Tendenze Nuove > Numero 1-2/2013 (gennaio-aprile)

Uno sguardo al dopo elezioni

Copertina Uno sguardo al dopo elezioni (gennaio-aprile)

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Tendenze - che si occupa da molti anni di strategie del mondo sanitario - segue oggi con particolare attenzione l'evoluzione degli eventi che caratterizzano il nostro tempo, le incertezze politiche, le difficoltà economiche, le prospettive poco chiare sul piano organizzativo ed istituzionale. In questo momento preoccupa in modo particolare l'evoluzione politica, dipendente in buona parte dall'esito delle elezioni. Preoccupazione indotta soprattutto dal fatto che i contendenti non esprimono chiare posizioni rispetto alle scelte che vorrebbero perseguire se premiati dall'elettorato. Di tutto si discute, ma senza concretezza rispetto alle possibili soluzioni; inoltre l'uso di linguaggi aggressivi, e spesso superficiali, è motivo di ulteriore angoscia per il cittadino medio, che non trova tracce dei suoi problemi reali nei dibattiti che si susseguono e che vede la reciproca aggressività come l'unico filo conduttore delle vicende elettorali. Anche l'uso delle nuove tecnologie, da internet ai social network, non ha portato al cambiamento dei contenuti che molti auspicavano; anzi, sono anch'essi dominati dalla retorica e dalla genericità (è un ulteriore motivo di incertezza, soprattutto per chi confidava che un ruolo ridotto dei media tradizionali avrebbe portato ad una maggiore sobrietà dei linguaggi e, soprattutto, ad una maggiore concretezza dei contenuti). Questa perdita - che taluno rileva con lucidità - di vicinanza dei nuovi mezzi di comunicazione rispetto ai bisogni più reali della gente deve essere analizzata con attenzione, per evitare che la nostra società perda un'occasione unica per esprimere nuovi contenuti nelle relazioni tra gli individui, le comunità, le parti sociali.

Premessa generale a qualsiasi argomento in discussione per il futuro del sistema sanitario è l'esigenza di creare nella popolazione italiana una condizione di serenità e di fiducia, che porti alla formazione di maggiore capitale sociale, di una collettività cioè che crede nelle proprie potenzialità e nel proprio domani. Se questo non aumenta, ma anzi tende a diminuire, ogni costruzione collettiva, anche quelle legate alla sanità, è destinata ad essere effimera, perché rivolta a singoli e a collettività scettici sulle prospettive e non disponibili a sacrifici e alle collaborazioni indispensabili per la costruzione di un futuro per tutti. Si pensi - non ultimo tra i problemi della nostra società - alla crescita demografica che sarebbe indispensabile per uno sviluppo equilibrato; sono inutili riferimenti di tipo demografico, e nemmeno quelli di tipo etico o sui rischi futuri della nostra civilizzazione, se non siamo in grado di creare le condizioni concrete (e quindi la fiducia) perché chi dovrebbe procreare si senta tranquillo per il proprio futuro e per quello delle nuove generazioni. La fiducia (e l'abbiamo verificato anche recentemente con le variazioni dello spread) è una merce che si autoregola: più si diffonde e più cresce, mentre se viene ridotta da comportamenti inadeguati tende ad una progressiva e drastica riduzione. Una recente indagine di Confesercenti ha dimostrato che dal 2012 ad oggi la percentuale di famiglie che in qualche modo erano in grado di affrontare con serenità le spese di tutti i giorni si è ridotta dal 72% al 52% e che il 41% ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese. A loro, una pesantissima porzione dei nostri concittadini, dobbiamo offrire un'immagine di serietà, di impegno e di chiarezza, per non provocare ulteriori negatività oltre a quelle già vissute ogni giorno.

Le condizioni generali, prevalentemente di tipo economico, sono quindi oggi particolarmente critiche; non siamo in grado di delinearne un'evoluzione, confusi da analisi che spesso prospettano andamenti contraddittori. Si comprende però come in queste circostanze acquisti ancor più peso l'insieme di atti che concorrono a creare fiducia, costruendo attorno al cittadino punti di appoggio, ai quali questi possa affidarsi nel momento in cui le difficoltà economiche sembrano privarlo di difese, in particolare quando entra in crisi la condizione di salute. Il sistema sanitario si trova quindi in questo momento al centro di dialettiche che da una parte ne fanno attore primario nella costruzione di capitale sociale e dall'altra ne fanno una vittima, se il capitale si riduce, per i motivi sopraindicati (perdita di interesse per il bene collettivo, di rispetto per la sofferenza degli altri, di volontà di cooperazione per costruire risposte che supportino i servizi, ecc.).

Ma come la sanità può diffondere la fiducia della quale il paese e la maggioranza dei cittadini hanno bisogno? In questo momento presentando modelli chiari di crescita, accompagnati dalla dimostrazione che comportamenti disonesti e incompetenze sono radicalmente combattuti e cancellati dallo scenario del sistema sanitario italiano. Mentre in passato si tendevano a nascondere gli atti di disonestà compiuti dagli operatori (da chi cura a chi ha responsabilità amministrative, a chi programma), oggi tutto viene portato alla luce del sole; se da un lato queste operazioni di chiarezza sono opportune, anzi indispensabili, dall'altra se non sono accompagnate dalla realistica dimostrazione della messa in atto di provvedimenti che mirano al cambiamento rischiano di diffondere soprattutto pessimismo e sfiducia. Quindi, prima ancora di indicare i contenuti del sistema sanitario, è bene che la politica dia dimostrazione della capacità di sconfiggere le caste privilegiate, di punire chi spreca e chi ruba. Speriamo che questa rivoluzione interna al sistema possa avvenire con determinazione nei prossimi mesi (e non anni, come talvolta si sente affermare, come se il rigore fosse argomento che può attendere, una materia opzionale...). Ci piacerebbe vedere maggiore chiarezza da parte dei responsabili, soprattutto di chi a livello regionale oggi ha la gran parte delle responsabilità e del potere reale (in questa prospettiva le prossime elezioni regionali lombarde - da chiunque siano vinte - saranno un'occasione straordinaria per conquistare la fiducia dei cittadini rispetto alla capacità del sistema di mettere in atto comportamenti utili, come premessa alle scelte che - per quanto tra loro diverse - non dovranno mai andare contro i bisogni delle persone bisognose di cure).

Per delineare, infine, alcuni cenni sugli aspetti più critici del momento presente, identifichiamo due aspetti di importanza rilevante, i primi che devono essere iscritti nell'agenda di qualsiasi governo otterrà la fiducia degli elettori. Un primo - e molto delicato - è rappresentato dalla conclusione dei provvedimenti di legge messi in campo dal governo Monti, che rischiano di rimanere inattuati se nei prossimi mesi non vengono approntati i regolamenti che sono di competenza del Ministero della Sanità, in accordo con altri poteri dello Stato e regionali. A chi non conosce la macchina pubblica questo potrebbe sembrare un aspetto secondario; al contrario è un atto indispensabile perché le leggi possano diventare validi punti di riferimento per il sistema sanitario che si vuole costruire per i prossimi anni. Infatti la fine improvvisa della legislatura ha impedito il lavoro di predisposizione dei provvedimenti attuativi di molte leggi, operazione estremamente complessa, delicata e che richiede tempo. La macchina burocratica deve essere convinta dalla politica sul dovere di procedere in questa direzione, raccogliendo le energie necessarie e coinvolgendo tutte le componenti del sistema interessate ai diversi provvedimenti.

Il riferimento alle diverse componenti del sistema induce ad una seconda rilevante considerazione sull'esigenza di mettere a punto modalità più chiare nel rapporto tra governo nazionale e Regioni. È molto difficile continuare ad operare per la salute dei cittadini in presenza di una continua, strisciante conflittualità tra il centro e la periferia; troppe volte provvedimenti significativi ed importanti per il paese si sono fermati per la mancanza di accordo tra i vari livelli. Il nuovo governo dovrà ipotizzare un modello di lavoro, che pur nell'ambito dell'attuale struttura costituzionale, possa evitare le perdite di tempo e di efficacia alle quali abbiamo assistito negli ultimi anni.

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