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Fondazione Smith Kline

 

Gli anestesisti fanno il punto sul fine vita

15.05.2017

La Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) ha messo a punto un documento sul fine della vita, maturato nel contesto della concreta e complessa esperienza quotidiana della pratica clinica sul territorio e in ospedale, in particolare nei reparti di Terapia Intensiva. Alla base dell''approccio alla persona malata giunta alla fine della vita debbono esserci sempre tre principi fondamentali:

- condivisione delle decisioni: le decisioni alla fine della vita devono essere maturate all'interno di una relazione di cura centrata sulla persona malata; nelle decisioni devono essere adeguatamente coinvolti la persona malata stessa quando possibile (o, in caso contrario, il suo rappresentante legale), i suoi familiari, i medici e gli infermieri.

- rispetto dell'autodeterminazione e dell'identità della persona malata: il processo di morte non deve essere caratterizzato da sofferenza e da trattamenti sproporzionati ossia non fondati sulla necessaria sintesi tra l'appropriatezza clinica (buona pratica clinica) e il criterio etico di proporzionalità delle cure (rapporto tra oneri e benefici che necessariamente include la percezione soggettiva della persona malata, in ragione delle sue convinzioni, dei suoi principi e delle sue preferenze manifestate o attendibilmente ricostruite).

- limitazione dei trattamenti sproporzionati: la terapia deve essere clinicamente indicata (efficace sulla patologia) ed eticamente proporzionata (CDM, art. 16). L'astensione dai trattamenti clinicamente non indicati, sempre doverosa, diviene particolarmente importante alla fine della vita e comporta l'astensione o sospensione di tutti i trattamenti che non sono più in grado di modificare positivamente la prognosi. Ugualmente doverosa è la limitazione dei trattamenti che, pur clinicamente indicati, risultano eticamente sproporzionati (in quanto la loro applicazione o i loro esiti risultano inaccettabili per la persona malata, che ha il diritto di rifiutarli anche a rischio della sopravvivenza). La limitazione dei trattamenti, così come la somministrazione della sedazione palliativa per abolire la sofferenza, costituiscono un dovere deontologico del medico. La limitazione dei trattamenti sproporzionati non può e non deve essere in alcun modo equiparata all'eutanasia, che consiste invece in un atto compiuto volontariamente da un medico o da altra persona e finalizzato a provocare la morte della persona malata su sua richiesta.

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