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Fondazione Smith Kline

 

L’inquinamento atmosferico rappresenta ancora un pericolo per la salute umana e per l’ambiente

08.11.2018

"L'inquinamento atmosferico è un assassino invisibile e dobbiamo intensificare gli sforzi per affrontarne le cause. In termini di inquinamento atmosferico, le emissioni del trasporto su strada sono spesso più dannose di quelle provenienti da altre fonti, in quanto si originano a livello del suolo e tendono a verificarsi nelle città, vicino alle persone. Per questo motivo è molto importante che l'Europa raddoppi i propri sforzi per ridurre le emissioni causate dai trasporti, dall'energia e dall'agricoltura e investire per rendere questi settori più puliti e più sostenibili. Affrontare tali settori in modo integrato può comportare evidenti vantaggi sia per la qualità dell'aria sia per il clima e contribuire a migliorare la nostra salute e il nostro benessere." Così Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell'Agenzia Europeo per l'Ambiente (AEA) commentando il report annuale 2018 sullo stato di salute dell'aria che i cittadini respirano quotidianamente in Europa, con gravi danni per la salute e per la sostenibilità dei Servizi Sanitari Nazionali.

Il particolato (PM), il biossido di azoto (NO2) e l'ozono troposferico (O3) sono responsabili dei maggiori danni alla salute umana. Le elevate concentrazioni di inquinamento atmosferico continuano ad avere ripercussioni negative sui cittadini europei, in particolare su coloro che vivono nelle aree urbane. L'inquinamento atmosferico comporta anche considerevoli ricadute economiche poiché diminuisce la durata di vita, aumenta le spese mediche e riduce la produttività in tutti i settori dell'economia a causa delle giornate lavorative perse per problemi di salute. Inoltre, l'inquinamento atmosferico genera conseguenze negative per gli ecosistemi, danneggiando i terreni, le foreste, i laghi e i fiumi e riducendo le rese agricole.

Le politiche passate e attuali insieme ai progressi tecnologici hanno portato a una riduzione lenta ma costante di tali effetti negativi. Le stime aggiornate riportate nella relazione indicano che nel 2015 le concentrazioni di PM2,5 hanno causato circa 422.000 morti premature in 41 paesi europei, di cui circa 391.000 nei 28 Stati membri dell'UE.

Una valutazione di più ampio respiro, inclusa nel rapporto di quest'anno e che risale al 1990, mostra che le morti premature dovute al PM2,5 sono state ridotte di circa mezzo milione all'anno grazie all'attuazione delle politiche europee in materia di qualità dell'aria e all'introduzione di misure a livello nazionale e locale che hanno portato, ad esempio, ad automobili e industria meno inquinanti ed energia più pulita.

In Europa 3,9 milioni di persone abitano in aree dove sono superati contemporaneamente e regolarmente i limiti dei principali inquinanti dell'aria (Pm10, biossido di azoto e ozono). Di queste, 3,7 milioni, cioè circa il 95%, vive nel Nord Italia. L'Italia è al secondo posto in Europa per morti per Pm2.5 (60.600) e al primo per le morti da biossido di azoto No2 (20.500) e per l'ozono (3.200). Nella Pianura padana si conferma particolarmente critica la situazione dell'ozono e degli ossidi di azoto, principalmente da motori diesel. Nonostante i lenti miglioramenti, sottolinea lo studio, l'inquinamento atmosferico continua a superare i limiti e gli orientamenti dell'Unione europea e dell'Organizzazione mondiale della sanità, e «rappresenta ancora un pericolo per la salute umana e per l'ambiente».

Per saperne di più: https://www.eea.europa.eu/publications/air-quality-in-europe-2018

» EEA: "Assessing the risks to health from air pollution"

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