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Fondazione Smith Kline

 

Terapia farmacologica: che politiche tra ospedale e territorio?

29.04.2019

La conoscenza puntuale della terapia farmacologica è un elemento fondamentale per garantire la sicurezza del paziente, prevenire gli errori in terapia e le reazioni avverse al farmaco, realizzare l'appropriatezza delle cure prescritte, non solo in ambito ospedaliero, ma anche in quello territoriale e nelle transizioni di cura.

A questo proposito, le transizioni di cura da un contesto sanitario all'altro (ad es. ricovero, trasferimento, dimissione) rappresentano momenti durante i quali il paziente è più esposto ad errori in terapia, correlati a discrepanze non intenzionali, che si possono verificare a seguito della perdita di informazioni e/o di una comunicazione non efficace tra i sanitari e/o con il paziente o il suo caregiver.

Nelle transizioni di cura infatti, la terapia del paziente può essere modificata e, in particolare, rispetto alla prima prescrizione possono subentrare dei cambiamenti del principio attivo, del dosaggio, della forma farmaceutica, della via e della frequenza di somministrazione oppure possono essere introdotte nuove prescrizioni o possono essere sospesi medicinali precedentemente assunti. Possono inoltre costituire elementi critici le autoprescrizioni di farmaci, l'assunzione di medicine non convenzionali o di particolari alimenti che rappresentano possibili fonti di interazione con i farmaci prescritti.

In queste situazioni, evidenze di letteratura mostrano come gli errori correlati a discrepanze non intenzionali nella terapia coinvolgano fino al 70% dei pazienti al momento del ricovero o della dimissione dall'ospedale e circa un terzo di tali casi costituisce una potenziale fonte di rischio per il paziente stesso, con possibilità di un nuovo ricovero o di un suo prolungamento, accessi al pronto soccorso ed utilizzo di ulteriori risorse del SSN.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera la riconciliazione farmacologica una delle migliori strategie per garantire una buona qualità delle cure ai pazienti.

In Italia, la riconciliazione è stata inserita tra i criteri e i requisiti di accreditamento che Regioni e strutture sanitarie sono tenute ad assicurare ai propri assistiti.

In tale ottica il Ministero della Salute ha emanato la Raccomandazione n.17 per una corretta riconciliazione della terapia farmacologica.

Inoltre, limitatamente all'oncologia, anche la Raccomandazione Ministeriale n.14 ha definito strategie rivolte alla sicurezza della cura, con particolare riferimento al tema dell'informatizzazione dei dati e della sicurezza nei passaggi tra setting assistenziali, individuando come imprescindibili, a tale scopo, la comunicazione, la collaborazione con il paziente e l'individuazione di strumenti specifici per informare e guidare il paziente nella terapia da assumere presso il proprio domicilio.

La quasi totalità degli studi finora condotti ha riguardato la riconciliazione farmacologica in ambito ospedaliero; poche esperienze sono state condotte per rilevare le situazioni di discontinuità nella transizione tra setting diversi e, più precisamente, nel passaggio del paziente anziano dal proprio domicilio al ricovero in una RSA/struttura sanitaria protetta e del paziente oncologico con accessi e dimissioni cicliche ospedaliere.

» Linee di indirizzo - Riconciliazione della terapia farmacologica sul territorio durante le transizioni di cura

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