“Digital Therapeutics, una necessità per l’Italia” [23 maggio 2023]

23 Maggio 2023

Avviato il nuovo progetto di Fondazione Smith Kline e FADOI per introdurre le Digital Therapeutics nella pratica medica e sostenere lo sviluppo della ricerca e dell’impresa in Italia

  • Il 23 maggio si è costituito a Milano il Gruppo di Coordinamento del Progetto “Digital Therapeutics, una necessità per l’Italia – #DTxITA24”, promosso da Fondazione Smith Kline e FADOI.
  • Il progetto intende sviluppare proposte risolutive per l’introduzione delle Digital Therapeutics nella pratica medica e nella sanità in Italia e per favorire la ricerca, lo sviluppo e l’attività imprenditoriale del nostro Paese sulle Digital Therapeutics nel nuovo contesto internazionale della Digital Medicine.
  • Coordinato da Gualberto Gussoni, Responsabile del Centro Studi FADOI, da Fulvio Pomero, Direttore del Dipartimento Ricerca FADOI, da Giuseppe Recchia, Vice Presidente Fondazione Smith Kline e Lucio Da Ros, Segretario Generale Fondazione Smith Kline, il progetto prevede la partecipazione di esperti italiani ed il confronto con esperti ed enti di riferimento internazionali.
  • I risultati preliminari del progetto saranno disponibili a livello nazionale ed internazionale entro il 2023

Verona e Roma, 23 maggio 2023 – Fondazione Smith Kline e FADOI annunciano l’avvio del nuovo progetto “Digital Therapeutics, una necessità per l’Italia”, inteso a favorire l’introduzione delle Digital Therapeutics nella pratica medica e nella sanità italiane e per sostenere la ricerca, lo sviluppo e l’attività imprenditoriale del nostro Paese sui Digital Therapeutics a livello internazionale nel nuovo contesto competitivo della Digital Medicine.

Il progetto, in continuità ideale con il precedente del 2019 “Digital Therapeutics, una opportunità per l’Italia” realizzato da Fondazione Smith Kline, prevede ora la compartecipazione di FADOI –  Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI).

 “Il nuovo progetto su Digital Therapeutics di Fondazione Smith Kline e FADOI – dichiara Gualberto Gussoni, Steering Commitee di #DTxITA24 – segue una analoga iniziativa condotta solo pochi anni or sono, ma che necessita di un aggiornamento vista la rapida evoluzione che caratterizza questo settore. Ma soprattutto intende offrire al mondo politico-istituzionale, a quello scientifico e a quello imprenditoriale utili indicazioni per far sì che, finalmente, anche un paziente italiano possa usufruire di Digital Therapeutics validati ed efficaci. Questa che qualche anno fa avevamo definito una opportunità, è ora diventata una necessità, come abbiamo voluto sottolineare nel titolo del nostro progetto. Il momento è probabilmente propizio, alla luce dei segnali di attenzione che giungono dal mondo politico per esempio attraverso la recente costituzione di un Intergruppo Parlamentare su sanità digitale e terapie digitali”

Sulla base della esperienza internazionale maturata ad oggi, il progetto intende dare risposta ai quesiti ancora aperti, proporre le modalità per superare le barriere tuttora esistenti e gestire le criticità che hanno finora impedito – a differenza di altri Paesi quali Germania, Regno Unito e Francia – l’ingresso delle Digital Therapeutics nella pratica medica italiana.

“Poiché le opportunità consentite dalle Digital Therapeutics sono molte, ma vanno colte con velocità, la Fondazione ha deciso di riprendere il progetto del 2019 e 2020 per elaborare proposte che possano tradursi rapidamente in provvedimenti di autorizzazione al loro uso e inserimento nei LEA “  afferma Elio Borgonovi, presidente di Fondazione Smith Kline.

Il progetto vede la collaborazione di alcuni tra i maggiori esperti nazionali della Digital Medicine e delle Digital Therapeutics, e si confronterà a livello internazionale con esperti ed enti di riferimento.

La Digital Medicine rappresenta un nuovo modello di Medicina nella quale il software determina il miglioramento degli esiti clinici, trovando indicazione soprattutto nella gestione e nel trattamento delle malattie croniche, nelle quali i comportamenti disfunzionali del paziente rappresentano spesso un fattore di malattia.

Tale miglioramento può essere ottenuto sia attraverso misurazioni di parametri clinici con sensori o con test e questionari – in grado di anticipare e/o orientare con maggior precisione le decisioni del medico – che attraverso interventi con i quali il software può ad esempio modificare i comportamenti del paziente, come appunto nel caso delle Digital Therapeutics.

Il progetto di Fondazione Smith Kline e FADOI si articola in una serie di approfondimenti sui principali aspetti che interessano la ricerca, lo sviluppo e l’introduzione delle Digital Therapeutics nella pratica medica:

  • Tassonomia della Digital Medicine
  • Scenario internazionale
  • Ricerca & Sviluppo
  • Certificazione
  • Rimborso / HTA
  • Modelli di business in Italia
  • Adozione in Medicina
  • Utilizzo da parte dei pazienti
  • Startup ed Impresa
  • Osservatorio Digital Therapeutics
  • Norme per la Sanità Digitale

I risultati preliminari del progetto saranno resi disponibili a livello nazionale ed internazionale entro la fine del 2023, affinché possano essere utilizzati per la programmazione dell’attività del 2024.

“I pazienti non rappresentano solo coloro che utilizzando le tecnologie digitali e, nello specifico, le terapie digitali. Oggi vogliono essere partner attivo del processo di innovazione digitale che richiede sempre più personalizzazione, integrazione tra saperi scientifici propri dei ricercatori ed esperienziali, specifici di coloro che vivono in prima persona la malattia, e capacità da parte del mondo della Ricerca & Sviluppo di coinvolgere gli stessi pazienti nel co-design e nella co-produzione digitale. Serve non solo formazione, ma anche meccanismi e processi di engagement e di partnership” precisa Sabrina Grigolo, membro del consiglio direttivo di Accademia del Paziente Esperto EUPATI aps.

“Le Digital Therapeutics non rappresentano solo una nuova opzione di salute che si affianca e completa quelle già oggi disponibili, ma anche una nuova area di ricerca, di sviluppo e di mercato per le startup e le imprese italiane – afferma Giuseppe Recchia, co-fondatore di daVi DigitalMedicine e Vice-Presidente di Fondazione Smith Kline – Lo scenario internazionale della Digital Medicine è sempre più competitivo e l’Italia deve entrare in tale competizione con un ruolo di attore primario. Fino ad oggi le istituzioni hanno sostanzialmente ignorato le Digital Therapeutics e l’attività delle imprese italiane impegnate nella loro ricerca e sviluppo, ma seppur con qualche difficoltà e confusione stiamo notando una nuova sensibilità nei confronti di queste tecnologie. “

“Siamo riusciti finora ad identificare solo cinque candidati Digital Therapeutics in fase di ricerca e sviluppo in Italia per indicazioni quali l’ipertensione arteriosa, l’insonnia cronica, la riabilitazione motoria, l’obesità e la malattia renale –  prosegue Recchia – ma riteniamo che il nostro Paese abbia una capacità di ricerca ed un interesse imprenditoriale ben superiore. Condizione perché questo sistema si possa sviluppare e competere a livello internazionale è fornire regole per qualificare le Digital Therapeutics e per favorire il loro accesso al mercato e sostenere con incentivi lo sviluppo delle startup.”

La recente presentazione di istanza di fallimento da parte della maggiore impresa di Digital Therapeutics degli Stati Uniti indica la necessità di trovare nuovi modelli e nuove modalità per favorire l’ingresso di questa tecnologia nella pratica medica. Prima del rimborso è necessaria la adozione delle Digital Therapeutics da parte del medico e delle società scientifiche, e l’interesse e la disponibilità all’uso da parte dei pazienti, i quali sono gli utenti finali che tengono nelle loro mani lo smartphone ed utilizzano le applicazioni terapeutiche digitali.

“Senza queste condizioni – sottolinea il Presidente FADOI Francesco Dentali – il rimborso delle Digital Therapeutics, che pure rappresenta un passaggio importante soprattutto in un contesto sanitario come quello italiano, determinerebbe però verosimilmente uno scarso risultato, come ha già dimostrato l’esperienza di altri Paesi. Per questo crediamo che la partecipazione attiva di FADOI a questo progetto, e quella di altre Associazioni Scientifiche che certamente coinvolgeremo, rappresentano un segnale di particolare rilevanza, e la testimonianza di una volontà di impegno che come professionisti sanitari, e per i nostri ammalati e per i cittadini, non possiamo più esimerci dall’esprimere”

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